GUENDA

Nessuno inventa nulla.L’ho sentito dire.

Perché tutto esiste già, mi hanno spiegato.

Lo dicono i filosofi che il tempo lo passano nella meraviglia.

Ma allora Guenda cosa fa tutto il giorno?

Cerca.Riesco a rispondermi mentre la guardo impegnata sui fornelli.

Si mette le mani nelle larghe tasche della salopette di jeans e tira fuori manciate di memoria.

Accanto a lei ci sono:

chiodi, lampadine, pinze, ingranaggi, candele delle macchine, corni ,fili e altri pezzi di ferro.

E a vederli così tu diresti che sono solo ferri vecchi.

Inutili.

Inanimati.

Poi lei li prende in mano,

magari la sera quando fuori piove

o la notte mentre tutto tace, o ancora con i bagliori dell’alba prima che il gallo canti.

Oppure ogni volta che Guenda apre la porta dei suoi pensieri.

E i suoi occhi smettono di guardare quello che vedono.

E cominciano a raccontare quello che la sua storia ha da dire:

una vecchia soffitta, un laboratorio da sbirciare in segreto, un papà inventore da continuare ad amare, oltre il tempo, oltre lo spazio, solo con la fantasia.

Un ricordo che ha bisogno di farsi eterno nell’uso dei suoi oggetti che oggi ne possiedono l’anima.

È così che nascono le sculture di questa cara amica dall’animo fragile

che restituisce attraverso le sue fantasiose opere il desiderio di amare, di vivere e di ricordare. Di resistere. [di Elisa Salvaterra]

GUENDA

Nobody invents anything. I have heard it said. The philophers who live in wonderland say this. Everything already exists, I have been told.

What does Guenda do all day ? She searches. I find  the answer while busy cooking. She puts her hands in the big pockets of her jeans overall and takes out a handful of memories. Next to her there are nails, light bulbs, pliers, sparking plugs, horns, wires and other metal pieces.

On seing them you might think that they are old pieces of iron. Then picks them up perhaps in the evening when everything is quiet or at first light before the cock crows or every time Guenda opens the door of her thoughts and her eyes stop looking at what she sees. She starts to tell what her story has to say. An old attic a laboratory to look at secretly, a father, who was an inventor who she continues to love beyond time beyond space only with her imagination. A memory which must be made eternal through the use of her objects which today possesses her soul. It is like this that the sculptures of my dear, sensitive friend, who gives back through her fanciful works the wish to love, to live, and to remember. To resist.

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